¿Dónde está Ana Mendieta?

 

By Daniela Doris

 

 

Cuba, 1960-1962: quattordici milioni di bambini vengono imbarcati sugli aerei della Pan American, fatti atterrare in Florida e smistati tra orfanotrofi, case famiglia e centri di accoglienza. La deportazione di massa è resa possibile dall’Operazione Peter Pan (Pedro Pan), orchestrata e finanziata dalla propaganda statunitense in collaborazione con la frangia cattolica del prete Bryan O. Walsh. Gli ambienti controrivoluzionari avevano infatti seminato tra le famiglie cubane il sospetto che il governo castrista le avrebbe private della patria potestà e spedito i loro figli in Russia a fini di indottrinamento. Complici timori e ingenuità, intere famiglie vengono smembrate e spinte a una separazione spesso permanente.

 

In mezzo ai numerosi esuli cubani c’è anche l’allora dodicenne Ana Mendieta (Havana, 1948 - New York, 1985) – pittrice, scultrice, performer e video artista – espatriata insieme alla sorella Raquelín per volere del padre Ignacio, implicato nell’invasione della Baia dei Porci. Dopo la permanenza in un centro per rifugiati e l’affido a diverse famiglie, Ana si stabilisce in Iowa. I temi dello sradicamento e dell’appartenenza diventano una costante nella produzione della Mendieta, che si muove tra body e land art attraverso l’adozione di un lessico visivo composto dai quattro elementi naturali. Nella Silueta Series (1970-1980) il corpo nudo dell’artista o la sua sagoma interagiscono e si confondono con la terra, il fuoco, l’aria e l’acqua; l’opera – largamente autobiografica – è da leggere come una ricerca di riconnessione con l’universo, un ritorno al grembo materno[1].

 

Inoltre, l’uso ritualistico di materie organiche e sangue rimanda alle pratiche della Santería, credo animista represso dai coloni spagnoli e ancora praticato clandestinamente dai discendenti degli schiavi africani, dietro un cattolicesimo di facciata. Le numerose citazioni religiose si trovano nelle candele di Nanigo burial (1976), nella Silueta impressa nel ghiaccio e insanguinata, in Death of a chicken del 1972 o in Ochùn (1981), dal nome della dea pagana dell’acqua.

 

In seguito allo stupro e all’uccisione della studentessa Sara Otten, Ana realizza nel proprio appartamento universitario Rape scene (1973), performance in cui ricostruisce il fatto di cronaca così come riportato dalla stampa; gli studenti invitati scoprono, dietro la porta intenzionalmente socchiusa, l’artista scomposta e seminuda[2]. L’opera permette di intavolare un dibattito sulla violenza di genere, la cui condanna continua con Rape performance e People looking blood. Nel 1978 la Mendieta aderisce all’Artists In Residence Inc., prima galleria di donne negli U.S.A., salvo poi squalificare il femminismo americano come un movimento della classe media bianca e discostarsene negli anni Ottanta. Nella stessa galleria conosce il pittore e scultore minimalista Carl Andre, che sposa nel 1985.

 

Ana Mendieta è morta precipitando dal 34° piano del proprio appartamento newyorkese in cui viveva con Andre, indagato per omicidio e prosciolto dopo tre anni per insufficienza di prove. La difesa ha avanzato l’ipotesi di suicidio. Sembra però che i due avessero avuto un’accesa discussione prima dell’accaduto e numerose sono state le proteste per la riapertura del caso. Altrettanto consistenti le critiche alle istituzioni culturali, cui si chiede il riconoscimento formale del contributo artistico di Ana all’arte del secondo dopoguerra[3]. A distanza di oltre trent’anni c’è chi continua a chiedersi: ¿Dónde está Ana Mendieta?

 

 

 

[1] https://www.guggenheim.org/arts-curriculum/topic/ana-mendieta

[2] http://www.tate.org.uk/art/artworks/mendieta-untitled-rape-scene-t13355

[3] http://www.latimes.com/entertainment/arts/miranda/la-et-cam-ana-mendieta-carl-andre-moca-protest-20170406-htmlstory.html

 

 

 

 

Daniela Doris (Lanciano, 22/08/1991) ha conseguito la Laurea triennale in Lettere presso l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna e si sta specializzando presso la facoltà di Storia dell’Arte dell’Università La Sapienza di Roma. Per F come si occupa di illustrazione e arte.

 

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(Photo credit, The Estate of Ana Mendieta Collection LLC, Courtesy Galerie Lelong, New York)