#Fertilityday: i social raccontano

 

By Benedetta Carlotti

 

 

Italia, anno solare 2016, campagna di incremento demografico #FertilityDay. No, non è un film di fantascienza, né un hashtag lanciato per errore, è un’iniziativa ministeriale. Un’iniziativa, d’accordo, revocata in tutta fretta, rinnegata dal mondo social e dallo stesso partito cui appartiene la Ministra Lorenzin, la promotrice.

 

Ma ci siamo chiesti come sarebbe andata a finire se nessuno avesse reagito? Probabilmente la campagna sarebbe rimasta in piedi, contribuendo tra l’altro a sperperare denaro pubblico. Non fraintendetemi, è più che giusto fare informazione su temi relativi alla fertilità femminile e maschile, sviscerandone le indiscusse complessitá. Ma qui gli errori sono tanti, evidenti, grossolani. Errori che ci fannoarrossire di fronte all’Europa: è senz’altro vero che il nostro tasso di natalità, secondo i dati OCSE, è di 1,5 bambini per donna, ma c’era bisogno di imprimere a una campagna di comunicazione un’aria da anni ‘30, quando il regime fascista organizzava campagne per l’incremento demografico della nazione? C’era bisogno di creare una cartolina che ghettizza i figli unici (ecco, qui sotto, un’ombra terrificante che addita il mancato fratello maggiore)? Una scelta comunicativa assurda, quanto assurdo, e subdolo, è il messaggio subliminale che equipara la maternità ad un dovere sociale. Non è certo compito del Ministero della Salute decidere se, quando e quanti figli una donna dovrebbe concepire.

 

Il #FertilityDay odierno è, quindi, in sostanza un “Piano nazionale per la fertilità”, con lo scopo di informare i cittadini circa le tematiche connesse,fornendo loro “assistenza sanitaria qualificata”, sviluppando conoscenze e operando un vero e proprio capovolgimento di mentalità, una rivoluzione culturale che sarebbe dovuta culminare nel #FertilityDay del 22 settembre. I virgolettati non li ho partoriti io, ma rimando i lettori al sito web dedicato all’iniziativa (http://www.fertilityday2016.it).

 

Quanto a veste grafica e impostazione marketing, poi, c’é veramente di che farsi venire la pelle d’oca! Tra clessidre, cicogne, gocce d’acqua a mo’ dimetafora della fertilità come bene comune, grembi in primo piano a simboleggiare le culle future, o la Costituzione Italiana invocata a tutela la PROCREAZIONE (non della costruzione di un nido familiare, attenzione), le critiche non potevano mancare.

 

La polemica che ha imperversato su media e social network a poche ore dal lancio della campagna,e che la Ministra ha respinto come “strumentale”, ha assunto fogge e colori di ogni tipo. In tanti si sono mossi ad esprimere il loro dissenso, da noti opinionisti come Roberto Saviano, tra i primi a proporre un’analisi della campagna sulla sua pagina Facebook, a semplici cittadini. C’è chi si è indignato contro una cultura sessista che vede le donne come macchine incubatrici di bambini.

 

 

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Altri hanno invece puntato il dito contro la mancanza di politiche che offrano un reale sostegno a quanti desiderino avere figli, come, ad esempio, programmi rivolti alle coppie con problemi di fertilità.Per non parlare di chi sottolinea come, per mettere al mondo un figlio, sia necessario disporre di mezzi materiali, in altre parole di un lavoro e una casa.Tra le reazioni più eloquenti, in basso, quella di Spinoza.it, blog satirico collettivo a cura di Stefano Andreoli e Alessandro Bonino.

 

 

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Ancora, c’é chi ci ricorda che spesso, purtroppo, la maternitá é un forte impedimento sul luogo di lavoro. È inutile nascondersi dietro ad un dito, il confronto paradossale tra le testimonianze sul web e gli slogan del ministero, sembra mostrare due realtá parallele. Oltre che istituzioni poco sensibili agli umori e ai problemi più profondi del paese.

 

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Tra i commenti più spiritosi, poi, quello di multiplayer.it, che sceglie di soffermarsi sul #FertilityGame, un gioco online proposto dalla stessa piattaforma del progetto ministeriale, in cui uno spermatozoo/ovocita deve schivare numerosi “pericoli per la fertilità” (simboleggiati da bottiglie di vino, poltrone, droghe, e sigarette).Multiplayer.it ha provveduto a bollarlocon un simpatico “inconcepibile”.

 

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Infine c’è chi ha reso alla ministra pan per focaccia rivolgendo contro la campagna le sue stesse armi, come nella foto qui in basso, dove la clessidra che misura gli anni fertili si trasforma in una critica al governo e alle sue politiche su lavoro e welfare.

 

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Idem per la cicogna disorientata in cerca di una casa, non esistente, dove portare un bambino...

 

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...e le battute ironiche sul consumo di alcool in gravidanza, nell’interessante risposta dell’azienda Ceres.

 

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A queste critiche, rivolte contro la campagna in tutte le sue possibili sfaccettature, la ministra Lorenzin ha risposto che “in Italia c’è un allarme demografico: se si continua così, si rischia la crescita zero nel 2050”. Ha dichiarato di essere ben consapevole che sul tema della natalità influiscono politiche del lavoro, fiscali, sociali, ma di essere“il ministro della Salute, che si occupa dell’aspetto sanitario”. Che la ministra abbia il compito di farsi carico di problemi sanitari é indubbio, ma resta l’impressione di un tentativo, neanche troppo sottile, di redarguire quelle di noi che non hanno fatto i compiti a casa (mi aggiungo alla lista anch’io, ho 28 anni e sono quindi in età fertile...). Il messaggio é chiarissimo: muoviti, c’è bisogno di un nuovo frugoletto, il tempo passa.

 

Cosa rimane, dunque, a campagna sospesa, a parte l’ennesima figuraccia della nostra Italia sui media stranieri? Credo che occorra ragionare sul fatto che se “c’è ancora il tempo di cambiare cartoline e marketing” (cit. Beatrice Lorenzin), il problema resta la campagna in se, con i suoi contenuti e l’ethos che la ispira. Lo abbiamo sottolineato tutti, lo hanno gridato, stavolta con successo, i social. Non si é trattato dei soliti ‘webeti’, subito pronti a distruggere nuove iniziative, che tanto anche se se ne parla male, l’importante è che se ne parli. Gli utenti e le utenti, le cittadine e i cittadini, si sono sentiti toccare nel profondo, da una campagna che è giusto definire sessista e retrograda. Una campagna che di certo non risolve i problemi, anzi ne crea di nuovi.

 

 

 

Benedetta Carlotti segue un corso di dottorato in scienza politica e sociologia presso la Scuola Normale Superiore con sede a Firenze. Possiede un diploma di laure triennale in interpretazione e traduzione conseguito presso la SSLMIT di Trieste (Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori) ed una laure magistrale in scienza politica conseguita presso l’Università di Siena. Attualmente i suoi principali interessi di ricerca riguardano lo studio dell’opposizione all’Unione Europea e la sua traduzione nel contesto istituzionale del Parlamento Europeo. Leggi altro di Benedetta.

 

 

 

 


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