Il Lato Oscuro Della Crisi Dei Rifugiati In Europa: Donne Richiedenti Asilo E Violenza Di Genere

 

 

By Iole Fontana

 

La crisi dei rifugiati che negli ultimi anni ha colpito l’Europa è considerata una delle peggiori crisi umanitarie dei nostri tempi, con più di un milione di persone sbarcate sulle coste europee solo nel 2015 e più di 3 mila persone morte o disperse in mare sempre nello stesso anno[1]. Le donne contribuiscono in maniera crescente e significativa al numero di arrivi in Europa e in un contesto così drammatico rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile, spesso vittima di violenze. Tra il 2015 e il 2016 sono arrivate in Europa circa 233.500 donne[2] provenienti prevalentemente dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iraq e dalla Nigeria. Il Consiglio d’Europa ha individuato un trend crescente negli sbarchi femminili, riconoscendo che “mentre nel 2015, circa il 70% dei migranti era composto da uomini, oggi le donne e i bambini rappresentano quasi il 60% dei rifugiati e di altri migranti che cercano di raggiungere l’Europa”[3]. Tale trend crescente è evidente anche in Italia, in cui nel 2016 sono arrivate oltre 3.000 donne in più rispetto al 2015[4], e in Grecia, dove tra Giugno 2015 e Gennaio 2016 è cresciuta la presenza di donne migranti[5]. La nazionalità di appartenenza è direttamente influenzata dalle diverse rotte verso l’Europa. Se nella rotta del Mediterraneo orientale (verso la Grecia) la maggioranza di donne è di nazionalità siriana, nel caso del Mediterraneo centrale (verso l’Italia) la maggioranza di donne migranti proviene dall’Africa subsahariana e dalla Nigeria in particolare.

 

 

 

Tabella 1

Numero di migranti donne arrivate in Europa nel 2016

 

Grecia                Italia                           Malta            Cipro           Spagna            TOT
36,656         24,133 (di cui più di               0                   0                  665              61,454

                        11.000 nigeriane)

 

Fonte: UNCHR

 

 

La crescita della componente femminile è evidente anche tra i rifugiati. Le richieste di asilo presentate da donne sono infatti aumentate vertiginosamente nel corso degli ultimi anni, tanto a livello europeo quanto a livello nazionale.

 

 

Tabella 2

Numero di richieste di asilo presentate da donne (2014-2016)

 

                                          2013           2014            2015            2016
Unione Europea        141,895       186,080       367,455       262,750
Italia                              3,655            4,930            9,660          18,705

 

Fonte: Elaborazione dell’autore sulla base dei dati EUROSTAT e INSTAT

 

 

Ma cosa spiega l’arrivo di così tante donne? Come suggerito da Jane Freedman (2016)[6], il crescente numero di rifugiate deriva dal crescente numero di donne single e rimaste sole dopo aver perso il marito o la famiglia in guerra. In altri casi, l’arrivo delle donne migranti è il frutto di una strategia specifica. Gli uomini infatti ritengono che le donne e i bambini abbiano maggior possibilità di ottenere lo status di rifugiato in Europa, permettendo dunque agli uomini di poter raggiungere la famiglia in un secondo momento tramite le procedure di ricongiungimento familiare.

 

 

Quali sono le difficoltà più grandi e i rischi a cui sono sottoposte le donne richiedenti asilo durante il viaggio e la permanenza in Europa?

Come gli uomini, anche le donne richiedenti asilo fuggono da guerre e persecuzioni che mettono a repentaglio la loro vita nel paese di origine. Tuttavia, a differenza degli uomini, le donne sono esposte ad un ulteriore rischio che le rende ancora più vulnerabili: gli abusi sessuali. Come evidenziato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati[7], la volontà di sfuggire ad abusi, violenza e matrimoni forzati è una delle principali motivazioni che giustificano la scelta di lasciare il proprio paese. Le violenze gravissime subite dalle donne in Siria e nello Stato Islamico ne sono un esempio. Il viaggio alla volta dell’Europa, tuttavia, non è meno pericoloso e non è necessariamente una via di fuga sicura. Soprattutto per le giovani donne che viaggiano sole il rischio di stupro da parte di scafisti, ufficiali di frontiera o altri richiedenti asilo incontrati lungo la rotta è altissimo. Come da segnalato da Lauren Wolfe[8], direttrice del progetto Women Under Siege, ogni singola donna che le è capitato di incontrare durante una visita al centro di raccolta di Lampedusa “ha descritto o fatto riferimento ad uno stupro, proprio o di altre, subito durante la traversata del continente africano alla volta della Libia per attraversare il mare e raggiungere l’Italia”.

 

Un ulteriore rischio a cui sono esposte le giovani donne richiedenti asilo sono le complicazioni che derivano da gravidanza. Come denunciato dall’ UNHCR[9], un numero molto elevato è infatti composto da donne incinta. Se la traversata del Mediterraneo è pericolosissima per tutti i migranti, a prescindere dal sesso, le donne che affrontano il viaggio in stato interessante subiscono un’ulteriore componente di stress fisico e psicologico che implica un rischio altissimo di parto prematuro o persino di morte. A questo bisogna aggiungere che molte di loro rifiutano le cure mediche per poter continuare il viaggio senza ulteriori ritardi, lasciando gli ospedali appena 24 ore dopo il parto.

Il viaggio verso l’Europa nasconde anche le insidie della prostituzione e del traffico di donne. Le reti criminali degli scafisti sono spesso legate anche alle reti di sfruttamento femminile. Inoltre, molte donne in cerca di asilo sono costrette a prostituirsi come forma di sopravvivenza durante il viaggio o come modo per pagare “il biglietto” della traversata in mancanza di risorse economiche.

 

“In Turchia, uno che lavorava con lo scafista, un uomo siriano, disse che se avessi dormito con lui non avrei pagato o avrei pagato di meno. Naturalmente ho detto di no perché era una cosa disgustosa. La mia amica che veniva con me dalla Siria si è ritrovata senza soldi in Turchia, così l’assistente dello scafista le ha chiesto di fare sesso con lui [in cambio di un posto sulla barca]; lei ha detto no naturalmente, e per questo non ha potuto lasciare la Turchia ed è rimasta lì”.

(Hala, 23 anni da Aleppo, intervista con Amnesty International).

 

Purtroppo, queste svariate forme di violenza di genere non cessano con l’arrivo delle richiedenti asilo in Europa. A causa dei centri di accoglienza sovraffollati è molto difficile avere spazi ad uso esclusivo del genere femminile. In tal senso, la circostanza più grave è la mancanza di docce o servizi igienici distinti tra uomini e donne. Come denunciato da Amnesty[10], in un centro di accoglienza in Germania le donne rifugiate si ritrovano più volte ad essere osservate dagli uomini mentre vanno in bagno. Il disagio psicologico che ne deriva si traduce spesso nella scelta di non bere o mangiare per limitare l’uso delle toilette al minimo indispensabile.

 

“Non ho mai dormito negli accampamenti. Avevo troppa paura che qualcuno potesse toccarmi. Le tende erano miste e ho assistito ad episodi di violenza. Mi sentivo più tranquilla quando eravamo in movimento, specialmente sugli autobus, l’unico posto dove potevo chiudere gli occhi e dormire. Negli accampamenti siamo così soggette al rischio di essere toccate […]”.

(Reem, 28 anni dalla Siria, intervista con Amnesty International).

 

Un’ulteriore aspetto meritevole di attenzione è che, una volta giunti in Europa, i richiedenti asilo vengono raccolti nei centri di accoglienza dedicati, in attesa che le procedure legali per l’approvazione o il diniego dello status di rifugiato vengano concluse. Tuttavia, “l’accoglienza” si traduce il più delle volte in detenzione. Anche in questo caso, se la detenzione è una problematica drammatica che riguarda tutti i rifugiati a prescindere dal sesso, per le donne richiedenti asilo il periodo di detenzione si traduce in ulteriori violenze di genere. Nel Regno Unito, 1902 donne richiedenti asilo sono state in stato di detenzione per un periodo più o meno lungo. Molte hanno riportato di essere state sotto la sorveglianza di guardie di sesso maschile e di essere state molestate verbalmente e fisicamente[11].

 

Le donne richiedenti asilo, dunque, rappresentano una categoria vulnerabile, soggetta a diverse forme di insicurezza e di violenza di genere, tanto durante il viaggio verso il continente quanto nei centri di accoglienza europei. Queste forme di insicurezza sono il lato nascosto della crisi dei rifugiati (Freedman, 2016) e necessitano una risposta efficace che sia gender sensitive e che tenga conto delle numerose problematiche e dei numerosi pericoli a cui sono sottoposte le donne rifugiate.

 

E’ per tutte queste ragioni che la crisi dei rifugiati è anche una questione femminista.

 

 

 

Bibliografia

[1] UNHCR Regional Overview Screenshot, 31 December 2015.

[2] UNHCR, dati sugli arrivi nel 2015 e nel 2016.

[3] Council of Europe (March 2016) Human rights of refugee and migrant women and girls need to be better protected. [Add hyperlink http://www.coe.int/en/web/commissioner/-/human-rights-of-refugee-and-migrant-women-and-girls-need-to-be-better-protected]

[4] Senato della Repubblica Italiana (Marzo 2016) Le donne rifugiate e richiedenti asilo nell’UE e UNHCR, Dati sull’Italia 2015-2016.

[5] UNHCR, Dati sulla Grecia. Breakdown of men, women, children arrivals in Greece.

[6] Jane Freedman (2016) Sexual and gender-based violence against refugee women: a hidden aspect of the refugee "crisis", Reproductive Health Matters, 24:47, 18-26

[7] UNHCR, INITIAL ASSESSMENT REPORT: Protection Risks for Women and Girls in the European Refugee and Migrant Crisis.

[8] Lauren Wolfe, The Missing Women of the Mediterranean Refugee Crisis, Women Under Siege, http://www.womenundersiegeproject.org/blog/entry/missing-women-of-the-mediterranean-refugee-crisis

[9] UNHCR, INITIAL ASSESSMENT REPORT: Protection Risks for Women and Girls in the European Refugee and Migrant Crisis.

[10] https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/01/female-refugees-face-physical-assault-exploitation-and-sexual-harassment-on-their-journey-through-europe/

[11] http://www.refugeewomen.co.uk/2016/wp-content/uploads/2016/07/WRWDetained.pdf

 

 

 

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