La (dis)parità di genere sul luogo di lavoro

 

By Jessica Rose 

 

English version here - traduzione italiana a cura di Francesca Di Nuzzo

 

 

 

Dal glass ceiling (le barriere invisibili che impediscono alle donne di raggiungere ruoli di alto profilo) alle forse meno note glass cliffs (letteralmente cime di vetro, per cui ruoli apicali diventano raggiungibili solo a costo di grandi rischi e alte probabilità di fallimento), la disparità di genere è una realtà molto concreta, e oggetto di molte ricerche.

In tempi recenti, si prova a ridurre il divario salariale nel mondo del business, soprattutto cercando di raggiungere una maggiore parità di genere a livello esecutivo tramite programmi di affiancamento e leadership e, attivamente, tramite quote e parità di stipendio. Tuttavia, nonostante questi cambiamenti strutturali, le donne continuano a scontrarsi con ambienti discriminatori, marginalizzanti ed 'esclusivi' sul posto di lavoro[1].

 

Quali sono le ragioni, e cosa deve accadere per ribaltare lo status quo e renderlo più equo? Nel resto dell’articolo, sosterrò l’ipotesi che cambiamenti sia a livello strutturale che di interazione si rendono più che mai necessari.

 

 

Il genere come costrutto

Come scrisse Simone De Beauvoir nel 1949, 'donne non si nasce, lo si diventa'[2]. In realtà, pur essendo la visione del genere nel contesto occidentale puramente biologica, il sesso e il genere non sono la stessa cosa. Il genere è proprio solamente degli esseri umani, un prodotto squisitamente sociale, che si basa sul comportamento di tutti i membri della società costantemente impegnati a 'fare' e 'mettere in atto' il genere[3].

 

Non è un caso che, nell’arco degli ultimi trent’anni, la maggior parte dei teorici abbia iniziato ad interessarsi sempre più ai modi in cui 'disfiamo' il genere[4]. Il concetto è simile ma sposta l’attenzione su come la società possa disfare gli stereotipi di genere e mitigare concezioni normative di sesso e genere, e allo stesso tempo 'praticare' il genere in un modo che non penalizzi la femminilità né la mascolinità.

In altre parole, le disuguaglianze di genere sono il risultato del modo in cui gli individui mettono in atto il genere, quindi, per raggiungere una maggiore uguaglianza, bisogna metterlo in atto - praticarlo - in maniera diversa.

 

 

Disparità nel settore privato

La disparità di genere esiste nelle aziende per due motivi principali. In prima istanza, le aziende sono ancora strutturate in un modo che promuove le disuguaglianze, soprattutto per i ruoli esecutivi. In secondo luogo, le interazioni all’interno delle aziende contribuiscono quotidianamente a rafforzare sessismo e stereotipi di genere.

La disparità è evidente in un sistema che avvantaggia gli uomini a scapito delle donne in termini di prestigio, potere, risorse e autorità. Nel settore privato, profondi cambiamenti strutturali, quali l’industrializzazione, il trasferimento del lavoro femminile dalla casa alla fabbrica e all’azienda, e la rapida entrata delle donne in professioni tradizionalmente maschili, non sono riusciti a smantellare gerarchie storicamente fondate sulle divisioni di genere.

 

Le donne si fanno sempre più spazio all’interno dei ranghi apicali, ma posizioni amministrative, di segreteria e pulizia continuano ad essere ricoperte soprattutto da donne. La struttura del tempo - otto ore di lavoro, non in casa, con orari inflessibili - non lascia spazio a impegni extra lavorativi, e sono le donne che spesso ne hanno il carico maggiore. Questi 'regimi di ineguaglianza'[5]fanno anche sì che idee maschili siano applicate più spesso delle controparti femminili, fornendo ulteriore linfa al sistema di disparità esistente. Anche quando uomini e donne svolgono esattamente le stesse mansioni, le istituzioni, fondate su divisioni di genere, tendono ad apprezzare di più il contributo degli uomini.

 

La disparità di genere si manifesta anche a livello inconscio. Immaginate una situazione in cui il presidente di un’azienda inviti gli uomini a giocare a golf nel fine settimana. L’invito non è esteso all’unica manager donna in base al preconcetto che non sappia giocare a golf, o che non le piaccia nemmeno. Il che potrebbe darsi ovviamente, ma giocare a golf è un’attività socializzante che in questo modo taglia fuori la collega donna. Purtroppo episodi simili sono fin troppo frequenti, e sono un esempio lampante di come anche le interazioni di genere più semplici svolgono un ruolo cruciale nella vita lavorativa.

Ho fatto parte del gruppo dirigente di un’azienda nel quale ero una delle uniche due donne. Ho capito a poco a poco che si rivolgevano a me o alla collega quando si trattava di fare il caffè. Signori, per favore! Gradirei un caffè per favore, grazie. Senza latte, un cucchiaino di zucchero. A dire il vero, ho dovuto controllarmi per non alzarmi a preparare il caffè, ma ho dovuto presto imparare a comportarmi diversamente se volevo che i colleghi uomini facessero altrettanto.

 

 

Imprenditori e imprenditrici sociali come agenti di cambiamento

Gli imprenditori e le imprenditrici sociali si impegnano quotidianamente per ottenere maggiore uguaglianza per le donne nel settore privato. Iniziative come il 30% Club di Helena Morrisey[6] e il progetto Lean In di Sheryl Sandberg [7] sono esempi di imprenditoria sociale con un impatto diretto nel settore privato.

Le donne sono incoraggiate a farsi avanti e a dimostrare consapevolezza di sé (ndr, in mancanza di una traduzione letterale per la parola empowerment). Le aziende fanno sempre più attenzione a mettere in atto cambiamenti strutturali come programmi di affiancamento e sviluppo professionale. Ma sono le interazioni quotidiane che richiamano stereotipi e sessismo, sia conscio che inconscio, che continuano a informare ed acuire le disuguaglianze.

 

Per ottenere davvero la parità di genere, i lavoratori ad ogni livello devono rendersi conto del modo di in cui essi stessi 'praticano' il genere, del modo in cui trattano gli altri in base a stereotipi. C’è un problema se le politiche di affiancamento e sviluppo a favore delle donne limitano negli uomini le opportunità e lo slancio verso il cambiamento.

Bisogna identificare le good practices per praticare il genere in modo diverso e assicurarsi che queste pratiche non rinforzino stereotipi, anzi che li neutralizzino. Abbiamo oggi l'opportunità di separare i comportamenti lavorativi delle dinamiche di genere. E' in questa separazione che gli imprenditori e le imprenditrici debbono avventurarsi.

 

I costrutti di genere si sono formati nell’arco di secoli, e si rinforzano ogni giorno, fin dalla nascita. Ma è possibile separare il genere dai comportamenti quotidiani. E’ anche possibile praticare il genere in modo diverso per non conformarsi a stereotipi di genere o penalizzare la femminilità. Le nuove generazioni sono cresciute in un’epoca che ha cambiato le definizioni di genere.

Molto è cambiato anche nel lasso di tempo in cui le nostri madri si sono affacciate al mondo del lavoro. Magari non è possibile, o nemmeno auspicabile, disfare il genere completamente. Tuttavia, rompendo le strutture e cambiando le interazioni, sono convinta che la parità di genere possa essere presto raggiunta.

 

 

 

 

Jessica Rose è Senior Associate Director of Development presso Cambridge Judge Business School.

 

 

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata sul Cambridge Judge Business School Blog.

 

 

Sources

[1] “Confronting gender inequality: Findings from the LSE Commission on gender, inequality and power”, LSE, 2016

[2] “The Second Sex”, 1949

[3] “Judith Butler: Your behavior creates your gender”, YouTube, 6 June 2011

[4] “From doing to undoing: Gender as we know it”Gender & Society, 1 February 2009

[5] “Inequality regimes: Gender, class, and race in organizations”, Gender & Society, 4 August 2006

[6] “If I was doing it for a popularity contest, I probably wouldn’t say anything”, The Guardian, 27 March 2015

[7] “What data analytics says about gender inequality in the workplace”, Bloomberg, 31 January 2014