La rappresentazione della donna nelle soap-opera turche. Essere o non essere una donna.

 

By Sahizer Samuk

 

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John Stuart Mill pubblicò il suo celebre saggio “La soggezione delle donne” nel 1869, invocando uguaglianza e paritá di trattamento per uomini e donne. Ragionò su come permettere alle donne di raggiungere il loro pieno potenziale e sull’importanza di guardare al matrimonio come ad un rapporto di amicizia e affetto tra eguali. Al contrario di molti, Mill si attenne ai suoi principi anche nella sfera privata e nelle relazioni con le donne della sua vita. Lo precedette –anche se in Italia se ne discute poco- la pensatrice Mary Wollstonecaft (1759-1797), convinta che uomini e donne, uguali davanti a Dio, non potessero che essere uguali anche nella vita reale.

 

In tempi più recenti, tuttavia, la celebrata femminista francese Simone De Beauvoir ha mosso alcune critiche alle teorie di Wollstonecraft. Secondo De Beauvoir, l’uguaglianza tra i sessi ha poco in comune con qualsivoglia Dio o principio religioso. Al tempo stesso, la filosofa francese non ritiene che le donne debbano preoccuparsi di rassomigliare agli uomini per ottenere una reale paritá, ma far tesoro della loro differenza. L’altro grande tema su cui si articola la riflessione di De Beauvoir é l’oggettificazione femminile. Definita, nel suo notissimo testo “Il secondo Sesso”, come “il tentativo di ossificare le donne nel ruolo di oggetti e condannarle all’immanenza, impedendone ogni possibilità di trascendenza” (p. 37).

La libertá di ogni donna ne esce, secondo questo ragionamento, profondamente limitata. Perché, semplicemente in quanto essere umano, la donna aspira a trasformarsi, crescere, trascendere se stessa. Le strutture tradizionali che la costringono intaccano la sua dignità e la forza della sua personalitá. La reificano e imprigionano in un ruolo sempre uguale. Mi viene spesso da pensarci quando qualcuno mi ammonisce che “la corriera non é tutto” e sono “programmata per avere figli”. Questa identificazione della donna con il ruolo di madre, prima, sempre e in ogni caso, stigmatizza e semplifica all’osso esseri umani complessi, il cui essere donna si manifesta in modi molto diversi, a dispetto delle aspettative della societá.

Queste riflessioni, mi é venuto in mente, calzano a pennello al modello di donna rappresentato nelle soap opere turche.

Le sceneggiature delle soap turche: un’interpretazione femminista.
“Una donna non é tale se qualcuno non la ama profondamente. Se non é sposata. Se non ha figli.” Su assunzioni del genere si basano molti dei pogrammi che passano sul piccolo schermo, soprattutto in Turchia.

 

Prendiamo ad esempio la serie televisiva “Poyraz Karayel”, in cui la protagonista, attaccata da un boss mafioso, lo minaccia avvertendolo: “Sono la figlia di..” (un altro potente criminale). É intelligente, bella, indipendente, un avvocato di successo, ma il suo unico modo di difendersi é richiamarsi al suo legame con un’istituzione patriarcale.

Altri esempi vengono da personaggi femminili in diverse altre soap, come la protagonista femminile di “Aşk-ı Memnu” (serie tratta dall’omonimo libro del 1899), sucida perché abbandonata dal suo amore. E ancoa, donne isteriche perché tormentate dalle gelosia o alla perenne ricerca di qualcuno o qualcosa. Ciniche oppotuniste che scalano la scala sociale con matrimoni o relazioni, troppo spesso scalzando un’altra donna. Donne che, seppur consce di un qualche loro potere, non sanno come concretizzarlo, o tantomeno usarlo a beneficio del proprio genere.

 

Le donne di potere, poi, sono in genere rappresentate con caratteristiche tipicamente maschili. E, anche sullo schermo, una donna forte, coraggiosa, che reagisce con rapiditá e senza lamentarsi alle difficoltà, é mostrata come una donna ‘mascolina’. E i due ruoli, quello maschile e quello femminile, non possono esistere se non l’uno in antitesi dell’altro: una donna può piangere e un uomo non può, e, contrariamente a un uomo, può mostrarsi vulnerabile. E questi stereotipi di genere hanno un effetto profondo sul nostro modo di percepire la realtà, rendendo la vita più faticosa per tutti. Spingendo all’ aggressività uomini obbligati a mostrarsi più forti di come si sentono, e portando tante donne a rifugiarsi in giochi emotivi, finzioni, ansie. L’ossificazione di questi ruoli, di cui i personaggi delle serie turche sono un chiarissimo esempio, sono esattamente quello a cui si riferiva, decenni fa, Simone De Bauvoir. La tragedia che nasce dal costringere la complessità e la trascendenza umane in norme sociali e culturali.

 

 

 

Sahizer Samuk ha conseguito un dottorato in Istituzioni, Politica e Politiche Pubbliche presso lstituto di Studi Avanzati IMT di Lucca. Nella sua tesi ha esaminato problematiche di immigrazione e integrazone, comparando il caso britannico e quello canadese. Ha collaborato con il blog letterario turco http://begenmeyenokumasin.com e si dedica con passione alla lettura di Sevgi Soysal, Simone de Beauvoir e Nancy Fraser, e ad interpretazioni femministe di film e romanzi. Leggi altro di Sahizer.

 

 

 

Bibliografia:

John Stuart Mill (1869) La Soggezione della Donna
Mary Wollstonecraft (1792) La Rivendicazione dei Diritti delle Donne
Simone de Beauvoir (1949) Il Secondo Sesso