Professoressa che rumore fa l’onestà?

 

 

By Daniela De Luca

 

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Mi chiamo Daniela De Luca, sono una donna e sono tra le poche fortunate a cui è stato insegnato che lottare contro la mafia voglia dire lottare per la propria vita.

 

Sono una donna a cui è stato svelato il potere di una biro blu.

 

Sono una donna a cui è stato mostrato un mondo in cui poteva scegliere che ruolo interpretare oppure, addirittura, inventare. Perché esiste un mondo in cui le donne non devono cucire le loro bocche, coprire i loro occhi e aspettare che il tempo cambi mentre puliscono nel via vai del dietro le quinte o cuciono vestiti ad hoc da far indossare ad altri. Esiste un mondo in cui il regista è La regista.

 

Sono una donna a cui un’altra donna ha avuto il coraggio di insegnare ad usare i verbi osare, credere, lottare e non solo le loro declinazioni; insieme all'onestà di rivelare che se applicati con i giusti avverbi si possa mirare ad ottenere 10 nella vita e non soltanto in un semplice compito d’italiano.

 

Perché è questo ciò che un’insegnante dovrebbe fare: onestamente insegnare a vivere.

 

Proprio gli insegnamenti della mia prof. di lettere del liceo mi  hanno  spinto  a  sviluppare  il  progetto  “Trasforma  in  film  la  tua Italia” insieme al mio primo libro, Bianco 10 motivi per colorare la tua vita, che  con  la  piena  e  massima  umiltà cerco  di  proporre  nelle  scuole  e  nelle associazioni  educative. Si tratta della realizzazione di un prodotto cinematografico con la raccolta delle idee di chiunque voglia cambiare la propria vita e la propria Italia, attraverso l'invio di qualsiasi cosa (testi, parole, suoni, geroglifici, video etc..)  esprima la propria Italia ideale (per maggiori info).

 

Tale progetto mi ha portato a contatto con ragazzi con tanto da dire e raccontare e maestre ed insegnanti di ogni tipo. Credo fermamente nel lavoro che ognuno di noi deve fare nel suo piccolo; perché non si può pensare che la mafia la sconfigga solo chi detiene il potere politico o giudiziario. Se la mafia esiste è in primis perché è appoggiata da persone che ancor prima che politici corrotti  sono  cittadini.  Fin quando non saremo noi cittadini a cambiare non si può pensare che la mafia possa essere sconfitta.

 

Oggi, quando parliamo di antimafia sappiamo di far riferimento a migliaia di persone che con tutte le loro differenze combattono per un unico e solo obiettivo.

 

Quando pensiamo, invece, alle donne di (anti)mafia nel 99% dei casi facciamo riferimento alle vittime di mafia, alle collaboratrici di giustizia, a donne e ragazze che si sono ribellate alle loro famiglie. Poche, rare volte si pensa alla gente comune: alla commerciante che si ribella al pizzo, all'avvocato che rifiuta la difesa di un mafioso, alla mamma che insegna al figlio la differenza tra omertà e lealtà, alla maestra che trova il giusto modo di parlare di mafia senza paura nelle sue classi di bambini, alla professoressa che porta i suoi alunni in gita sulla tomba di Falcone e Borsellino.

 

Ecco di chi sto parlando: delle donne comuni, delle donne invisibili dell’antimafia. Quelle che fuori dalle aule sono semplici donne con gli stessi pensieri, doveri e problemi di chiunque altra e che durante le loro giornate lavorano per far crescere i nostri figli/fratelli/nipoti con un minimo di senso dell’onestà. Perché oggi l’onestà, purtroppo, non va solo insegnata, va soprattutto conquistata. E più di tutto perché bisogna tenere a mente che i mafiosi di oggi sono i bambini di ieri.

 

Non ho grandi nomi da farvi, volti e personaggi storici del mondo femminile da citare, ma piuttosto idee. Idee che sono venute fuori all'indomani dei miei incontri, alcuni dei quali mi hanno lasciata perplessa, altri da cui sarei voluta scappare, altri ancora che avrei ripetuto senza pause.

 

C’è chi mi ha fatto capire quanto sia irrimediabilmente urgente introdurre la cultura dell’antimafia come materia scolastica sin dalla scuola primaria, perché la semplice ora di legalità non basta più per far crescere le nuove generazioni con l’ideale non solo della generica lotta alla mafia ma in particolare con l’ideale della lotta all'omertà; chi ha rinforzato dentro me la convinzione di quanto sia necessario che i bambini crescano sapendo che l’omertà non può mai essere una valida alternativa. Ogni mattina, per ogni insegnante/maestra che alza le mani ve ne è una che parcheggia la propria macchina - piena di vecchie ammaccature, botte e specchietti mancanti - conoscendo la probabilità di ritrovarla distrutta. Per ogni insegnante che mette da parte il coraggio per farsi da scudo con la paura, c’è chi forgia il proprio con la determinazione di difendere coloro che conquistano quella tanto attesa onestà grazie alla quale una matita appuntita acquista più valore di un coltello, un libro da più adrenalina di una dose, una laurea (pulita) più futuro di un’affiliazione. Ed è così che nascono progetti, concorsi, corsi che hanno lo scopo consegnare nelle mani dei ragazzi una semplice lente d’ingrandimento capace di mostrargli che sì, un’alternativa alla mafia c’è e si chiama vita.

 

D’altro canto impossibile evitare di incontrare anche chi di quella stessa omertà ha fatto il proprio trofeo di carriera. Chi preferisce stare a spiegarvi a menadito la storia dall’Homo erectus alla Seconda Guerra Mondiale, piuttosto che “sprecare” una lezione affrontando la storia che inconsciamente state contribuendo a scrivere. Perché abbiamo la conoscenza più ambita dal mondo, ma sistemi d’istruzione radicati all'epoca dei  nostri genitori. Conosciamo dettagliatamente ciò che è successo nel passato, ma  abbiamo qualche nozione incerta, e appresa per lo più dal web, sul presente. Come possiamo prepararci ad essere protagonisti del  futuro se non abbiamo neppure cognizione del nostro presente? Quando arriverà il momento di introdurre la  Legislazione Antimafia come un esame universitario obbligatorio? Pensare di sconfiggere il più alto tasso  internazionale di criminalità senza iniziare a educare, seriamente, il popolo alla legalità è solo una visione  utopistica. Com'è un’utopia permettere di insegnare materie come diritto processuale penale senza avere un minimo di onestà nel farlo. Per questo ringrazio tutte quelle insegnanti che, pur mamme, fidanzate, figlie, nipoti, sorelle con a casa famiglie ad attenderle ogni giorno, mettono da parte la paura e decidono di lottare per se, per chi amano e per chi ancora non sanno di amare.

 

Ringrazio tutte quelle donne invisibili che con la loro scelta di vita, salvano la quotidianità di molti. Ringrazio chi non si fa intimidire dal luogo in cui vive, che sia una grande città come Milano o un piccolo paesino come Cirò Marina e fa di tutto per stimolare i ragazzi a vivere e non semplicemente sopravvivere - spesso anche ricreare la scuola a casa propria laddove una scuola non “esiste” più. Sinora ho volutamente scritto al femminile ma, infine, vorrei ringraziare più di tutto quelle donne che riescono ad essere uomini senza paura e quegli uomini che riescono ad essere donne senza vergogna. Cosicché questo articolo possa essere indirizzato a tutti quei femministi, quegli insegnanti/maestri che dimostrano quanta sensibilità si possa trovare in un uomo che insegna a vivere e studiare con onestà; e a quelle avvocatesse/magistrate/dottoresse che provano l’assoluta non necessità di avere un organo riproduttivo maschile per svolgere il loro ruolo con coraggio e ribellarsi alla mafia.

 

Ringrazio quanti riescano a riconoscersi nella definizione di femminista quale significato di pari opportunità che donne e uomini meritano e devono meritare anche nel lottare contro la mafia.

 

 

(Photo creator_Walker Bragman, http://www.huffingtonpost.com/walker-bragman/je-suis-charlie_3_b_6437174.html)