Racconti dal Sud Sudan

 

By Alfonso Perugini (con la collaborazione di Alessandra De Luca)

 

 

Scheda Paese Sud Sudan

Politica: si distacca dal Sudan nel 2011 a seguito del voto popolare in favore dell’indipendenza. Le lotte di potere interne sono state l’innesco principale della guerra civile 2013-2015.

Economia: una delle economie più deboli del mondo, basata esclusivamente sui ricavi petroliferi che costituiscono quasi tutto il reddito interno, ma le relazioni con il Sudan ostacolano lo sviluppo dell’industria.

Affari Esteri: Attive missioni di pace/peacekeeping delle Nazioni Unite. Attriti e conflitti in corso tra Sudan e Sud Sudan.

 

 

Quadro generale

Il Sud Sudan ottiene l’indipendenza ufficiale dal Sudan il 9 luglio del 2011 a seguito di un accordo di pace giunto nel 2005 alla fine della più lunga e duratura guerra civile d’Africa. Al referendum svoltosi nel Gennaio 2011 una schiacciante maggioranza vota per la secessione.

Nel Dicembre 2013 scoppia la lotta intestina tutt’ora in corso tra il Presidente e il suo Primo Ministro precedentemente licenziato. Il conflitto spinge più di 2.2 milioni di persone ad abbandonare le loro case,  fino all’ accordo di pace siglato nell’Agosto 2015.

 

 

Dati sul conflitto

Nei primi tempi successivi all’indipendenza, il movimento di liberazione SPLM mantiene una gerarchia militare e manca di un sistema di “checks and balances” interni per gestire vertenze e reclami.  Al tempo stesso, la prima bozza costituzionale risulta poco chiara sulla ripartizione dei poteri istituzionali, mentre il sistema manca di competizione partitica. A ciò si aggiungono aspre difficoltà economiche e sociali, che sfociano presto in episodi di violenza. Agli scontri partecipano lo stesso SPLM e le milizie armate quali David Yau Yauleads e White Army.

Le elezioni previste in Giugno 2015, vengono rimandate quando il Constitutional Amendment Bill del 2015 autorizza l’estensione di tre anni del mandato del Presidente Kiir, tra le veementi critiche dall’opposizione.

Finora, il bilancio totale delle vittime dall’inizio del conflitto è stimato tra le 50,000 e le 100,000 persone. Secondo le Nazioni Unite, nel Marzo 2015, 4.1 milioni di persone - quasi metà della popolazione sud sudanese - necessitava di assistenza umanitaria.  Molti attori del conflitto sono accusati di violazioni dei diritti umani e crimini di guerra.

 


Condizione della donna

A tutto il 2010, il 16 percento delle donne sud sudanesi al di sopra dei 15 anni sa leggere e scrivere e solo il  37.1 percento di ragazze sono iscritte alla scuola primaria.

Solo il 4 percento di donne tra 15 e 49 anni sposate o in una relazione usa i contraccettivi.

Solo il 40 percento di donne incinta riceve cure prenatali.

Una media stimata del 6 percento di donne affette da HIV riceve trattamenti antivirali per prevenirne la trasmissione ai feti.

Solo il 19 percento delle nascite viene seguito da un personale professionalmente preparato ed adeguato.

La media di mortalità delle partorienti corrisponde a 730 morti di sesso femminile ogni 100,000 nuove nascite.

 

 

La testimonianza di Alfonso Perugini, Ong Medici con lAfrica CUAMM

É un sabato pomeriggio assolato in Sud Sudan. Passeggio con le autorità locali della contea di Rumbek nella zona di Akoljal. L’associazione per cui lavoro, Medici con l’Africa CUAMM, di comune accordo con il Ministero della salute del Lakes State, ha pianificato di costruire un centro sanitario per poter assistere donne incinte e bambini.

 

Durante la camminata mi rendo conto che l’area è spopolata e in giro ci sono solo donne. Incuriosito da questa situazione, domando ai miei accompagnatori perchè non ci siano uomini e se siano tutti fuori a lavorare. Il capo villaggio mi rivela che Akoljal è stata oggetto di efferati conflitti interclanici che hanno causato molte vittime e con un sogghigno aggiunge: “le donne sono rimaste perchè non le uccidiamo come gli uomini, le stupriamo soltanto”.

 

Tante altre storie come quella di Akoljal si ripetono purtroppo in diverse parti del Sud Sudan, un Paese dove la violenza sulle donne è estremamente diffusa. La donna, mi pare, è spesso considerata un oggetto, un bottino di guerra, qualcosa da comprare. Le ragazze, quelle giovani di 13-14 anni, possono arrivare a “costare” anche 200 mucche per chiunque voglia sposarle.

Quella sulla donne è però solo una delle tante forme di violenza perpetrate in Sud Sudan. Villaggi a distanza di pochissimi chilometri l’uno dall’altro combattono tra loro a cadenza continua, rendendo il Lakes State molto simile ad un far west senza regole.

É questa la realtà di una nazione in cui, al momento, tutti appaiono combattere contro tutti. Polizia contro civili, militari contro cattle keepers, ribelli contro forze armate. Tutti con un kalashnikov, ormai quasi un braccio bionico, sempre carico e pronto a sparare per praticare la revenge covata per anni contro il nemico.

Faccio fatica a intravedere un futuro roseo per questa terra straziata dal conflitto dove anche i bambini giocano con fucili di legno e corda. La miopia dei governanti locali fomenta l’odio e causa esodi di massa della popolazione, trascinando giorno dopo giorno il Paese più giovane del mondo verso un punto di non ritorno.

 

 

 

Alfonso Perugini ha studiato Relazioni Internazionali a Roma, presso la Luiss Guido Carli. Nel 2012 è partito alla volta dell’Africa, dove ha avuto varie esperienze lavorative in paesi come Tanzania, Kenya e Sud Sudan. Attualmente lavora in Sierra Leone come Amministratore Paese per l’Ong Medici con l’Africa CUAMM.

 

 

 

Photo creator_Alfonso Perugini© (La prima di questa serie di immagini vuole testimoniare la forza delle donne Sud Sudanesi, che resistono coraggiosamente alle conseguenze sociali del conflitto)

 

 

 

 

 

 

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