Se nasci tedesco è meglio….Lavoro e questioni di genere in Europa.

 

By Valentina Paiano

 

 

Fortunati i bambini (e i genitori) tedeschi. Chi nasce o viene adottato in Germania  ha diritto a ricevere dallo Stato il cosiddetto “Kindergeld”, un contributo mensile di 190 euro. Non si tratta di un sussidio sociale, ma di un assegno  che spetta a tutti i genitori o tutori domiciliati in Germania oppure domiciliati in un altro Stato,  ma che pagano le tasse in Germania e che hanno figli sotto i 18 anni di età. L’assegno, che ha un importo proporzionale al numero di figli a carico e che dal 1° luglio è stato incrementato di ulteriori 20euro, può essere prolungato oltre la maggiore età ove si presentino determinate condizioni. Ad esempio l’assegno si prolunga  fino al 21° anno se il figlio è disoccupato e fino al 25° anno se studia o svolge attività di volontariato.

 

A questa misura si aggiunge anche l’ “Elterngeld”, l’indennità per congedo parentale che può essere divisa tra il padre e la madre che vogliono stare con il proprio figlio nei suoi primi 14 mesi di vita, in modo che possano entrambi lavorare e godersi il piccolino. L’assegno va da un minimo di 300 euro ad un massimo di 1800 euro al mese in base al proprio reddito, calcolato sull’anno precedente. Ma non finisce qui! Ci sono anche gli sgravi fiscali per il papà che lavora ed i sussidi per le mamme che tornano presto al lavoro. Senza contare che il Comune o lo Stato contribuiscono (per metà) alle spese per l’asilo.

 

Eppure, per lo Stato tedesco, tutte queste misure non sembrano sufficienti per conciliare vita privata e professionale. In questi giorni , infatti, il Ministro della Famiglia, Manuela Schwesi, ha proposto di erogare un bonus di 300 euro alle famiglie in cui entrambi i genitori decidano di diminuire le loro ore lavorative da 36 a 32 ore per dedicarsi ai figli. L’incentivo spetterebbe anche ai genitori single o separati fino al compimento dell’8° compleanno del bambino e per un massimo di 2 anni, ma il governo  ha già calcolato che la spesa non supererebbe 1 miliardo di euro l’anno. Il provvedimento dovrebbe entrare in vigore subito dopo l'estate, per far fronte al boom demografico che ha caratterizzato la Germania in questi ultimi anni.

 

Una crescita che riflette anche quella economica, con il conseguente aumento dei posti di lavoro e dei salari, e che si pone in controtendenza rispetto a quella degli altri paesi europei. In Italia, infatti, si è ancora alle prese con gli effetti del Jobs Act.

 

 

 

Valentina Paiano e'  una praticante giornalista, laureata in lettere e filosofia.