Stella Antares e Cambiamento maschile: quel Veneto che accoglie

 

 

By Clara Stella

 

 

Veneto. Provincia di Treviso. Montebelluna.

 

 

A fine Dicembre ho avuto il piacere di intervistare Chiara Moretti, psicologa del centro antiviolenza Stella Antares del comune di Montebelluna. Salendo le scale, faccio mente locale sulle domande da porre. Dati, stime, progetti, chi sono le donne di Stella Antares? Che cos’è Cambiamento maschile? Perché offrire un programma di supporto agli uomini che commettono violenza sulle donne?

Vorrei saperne di più sulla mia area, e su di una regione che, secondo i dati ISTAT, accoglie una delle percentuali più alte di denuncia per violenza di genere. Mi chiedo allora se, quella mattina del 24 giugno 2016, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro avesse davvero presente questi dati prima di ritirare dalle scuole della provincia quasi una cinquantina di testi scolastici che affrontavano, con il mezzo della favola, il tema della discriminazione di genere.

L’intervista a Chiara Moretti, che ci descrive come operano il centro antiviolenza Stella Antares e il suo progetto gemello Cambiamento maschile, ci mostra invece come sia fondamentale capire e integrare il fenomeno della violenza di genere al sostrato culturale entro cui si è portati ad agire e relazionarsi.

 

Chiara, cosa intendiamo con i termini violenza contro le donne e violenza di genere?

La definizione a cui facciamo riferimento è l’articolo 3 della Convenzione di Istanbul che ha per la prima volta definito, in modo preciso e ufficiale, cosa si intenda con violenza sulle donne. La Convenzione chiarisce anche cosa intendiamo con “violenza di genere”, definendo il genere come quel sistema di “ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini”.[1]

 

Chi usufruisce del centro Stella Antares?

Il centro è relativamente giovane, e in due anni di attività possiamo affermare che l’80% delle donne che fino ad ora ci hanno contattate sono italiane, con un incremento negli ultimi due mesi di donne straniere. Questo è sicuramente il frutto di un lavoro di inclusione culturale, alla base dei principi della nostra cooperativa Una Casa per l’Uomo che ha posto le basi sia per il centro Stella Antares e sia per il progetto Cambiamento maschile.

 

Possiamo avere qualche dato sul fenomeno?

Ad oggi, purtroppo, non abbiamo ancora delle statistiche che sommino i dati di ogni centro antiviolenza su piano locale. I dati provengono dai coordinamenti dei centri nazionali che, per il Veneto, fa capo a IRIS. Le indagini ISTAT rimangono, quindi, il punto di riferimento su cui riflettere. Nello specifico, però, possiamo dire che Stella Antares ha messo appunto un centinaio di percorsi antiviolenza dal 2015 al Dicembre 2016, con una media di una chiamata e mezza alla settimana e un accesso continuo ai nostri sportelli.

 

Sono una donna vittima di violenza, mi capita in mano il vostro volantino: cosa mi devo aspettare?

Il Centro, che è formato da professioniste specializzate in diversi ambiti, dalla psicologia alla legalità, si basa su una procedura standard che si compone di un servizio di primo ascolto telefonico [1.]; un colloquio di accoglienza [2.]; un piano di sicurezza e che, tuttavia, non equivale necessariamente alla rottura del rapporto sentimentale-affettivo [3.]. Successivamente, si offre del tutto gratuitamente una consulenza legale accompagnata, nel caso, anche da interventi di mediazione linguistico-culturale per donne straniere [4.]. A tutto questo viene affiancato un percorso di supporto psicologico continuato.

 

In breve, qual è l’obiettivo primario di queste attività?

L’obiettivo del Centro non è quello di imporre soluzioni, ma di attuare percorsi individuali di empowerment. I soggetti che ci chiedono aiuto molto spesso hanno perso completamente la fiducia in loro stesse e nel loro valore intellettuale. L’obiettivo è puntare su recupero di un’autonomia di pensiero, parola e azione che renda capaci le donne di riprendere in mano la propria vita, se lo vogliono, senza essere forzate e/o giudicate in alcun modo.

 

Veniamo invece al progetto Cambiamento maschile a chi è rivolto? Come funziona?

Il progetto, che nasce anch’esso nel 2015, è uno spazio di ascolto per uomini che agiscono violenza nelle relazioni affettive. Il progetto è coordinato, a livello nazionale, dal Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti (CAM) di Firenze. Cambiamento maschile contribuisce al lavoro di supporto alle vittime previsto dalla Convenzione di Istanbul, poiché condividiamo il presupposto che, per meglio aiutare le donne vittime di violenza, si debbano intercettare gli autori e la cultura che, in primo luogo, giustifica tali comportamenti.

 

Supportare non coincide con giustificare, quindi.

Certo, siamo sempre molto chiari nel ribadire che né il passato né il presente di una persona possono giustificare comportamenti violenti. I due obiettivi fondamentali sono infatti iniziare fin da subito un percorso di assunzione di responsabilità, e attuare un percorso individuale di cambiamento. Come ripetiamo, ‘la violenza non è un modo di essere ma un modo di agire che si può cambiare’.

 

E come?

Cambiamento maschile condivide i presupposti tecnici e metodologici di Stella Antares. Dopo un primo contatto telefonico segue un’intervista strutturata e valutazione del rischio, che comporta la firma di una liberatoria che sancisce l’impegno formale del soggetto a non commettere atti di violenza. A questo punto, inseriamo la persona in gruppi psico-educativi e attività di informazione e sensibilizzazione rispetto ai temi della violenza di genere e dell’identità maschile.

 

Gli ultimi punti sono davvero interessanti, e si riesce proprio a cogliere quel nesso tra individualità e cultura di cui si parlava all’inizio.

Sì, il percorso dura circa un anno e mezzo e prevede incontri, guidati questa volta da personale femminile e maschile, sull’identità e i ruoli di genere, la gestione familiare e l’affettività. Insieme ragioniamo sulle immagini e le distorsioni culturali offerte dai mass media, l’immaginario della coppia e della famiglia, le linee di un sistema patriarcale che non a tutti è così chiaro. Similmente a Stella Antares, anche Cambiamento maschile condivide lo stesso obiettivo di empowerment. In questo caso, un empowerment intellettuale e culturale e una presa di coscienza delle proprie azioni.

 

Ci sono punti di contatto tra i due centri?

Sì. In anzi tutto, nell’ambito di Cambiamento maschile la procedura prevede che l’eventuale compagna venga contattata nel momento in cui la persona fissa un appuntamento. Questo primo contatto telefonico serve ad informare e offrire il nostro supporto indirizzando il soggetto-vittima al Centro antiviolenza più vicino. Viceversa, gli assistenti sociali, o la compagna stessa che sta magari frequentando Stella Antares, possono indirizzare il soggetto che commette violenza ai nostri incontri. Una volta che il soggetto decide di iniziare il programma, la compagna viene avvisata se si riscontra una partecipazione discontinua.

 

Come viene coinvolta la comunità in tutto questo?

Il nostro operato prevede un costante dialogo con la rete dei Centri Antiviolenza, le istituzioni pubbliche locali e nazionali. Non è molto che Cambiamento maschile, insieme ad altri 30 centri colleghi, è stato presentato alla Presidente Boldrini. La cittadinanza, invece, viene coinvolta su vari livelli, dagli incontri informativi in biblioteca e comunali. Siamo in costante contatto anche con ospedali e consultori locali.

 

E le scuole?

Ad oggi, visto anche il fatto che i nostri centri sono davvero giovani, non abbiamo dei programmi sistematici. Abbiamo però partecipato a degli incontri sull’educazione all’affettività nelle scuole medie. Ricordiamoci anche che, ad oggi, i centri stessi vivono una situazione davvero difficile. Nonostante i buoni propositi della legge 119 del 2013, un centro come Stella Antares, ad esempio viene finanziato da bandi regionali, senza la garanzia di un supporto continuativo.

 

Era proprio quello che denunciavano anche le vostre colleghe del centro IRIS, in occasione della manifestazione nazionale del 26 Novembre #NonUnaDiMeno. Ritornando all’educazione, qual è la sua opinione in merito?

Fondamentale: ovviamente non ha un riscontro immediato ma a lungo termine. I centri antiviolenza si concentrano nell’offrire un servizio immediato. Ma l’educazione, la prevenzione e una maggiore consapevolezza delle tematiche di genere sono concetti reali che devono avere inizio tra i banchi delle scuole.

 

Sottoscrivi quindi la nostra iniziativa e campagna #Ascuoladiconsenso #Sexedispower?

Certamente!

 

E ci fai una foto in supporto?

No, ti prego, oggi no. Ma vi lasciamo quella che abbiamo scattato in supporto della manifestazione contro la violenza sulle donne dello scorso Novembre. Può bastare?  :-)

 

 

Team Stella Antares

 

 

 

 

[1] Secondo l’articolo 3 della Convenzione di Istanbul la violenza contro le donne basata sul genere ‘designa qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato’.

 

 

 

 

Leggi altro di Clara Stella

‘L’elefante nella stanza’: la necessità di un ripensamento al femminile anche del canone letterario

Filomene antiche e moderne: intrecci di vite stuprate

 

 

 

 

(Photo source, http://www.maschileplurale.it/centri-e-servizi-per-uomini/)

 

 

 


Nessun commento ancora

Leave a Reply

E' necessario Effettuare l'accesso per pubblicare un commento