THE INNER GODDESS ACADEMY: dove uomini e donne lavorano equamente per un’India migliore

 

By Daniela De Luca

 

English version here - traduzione inglese a cura di Daniela De Luca

 

 

Leggendo la storia di una ragazza indiana che a 20 anni avvia un programma di leadership femminile mediante la sua start-up, gestita insieme ai genitori, al fratello e al fidanzato, la maggior parte dei lettori penserebbe ad una fiaba. Questo è il potere della storia che state per leggere. È possibile, è reale e ha un nome: The Inner Goddess Academy (TIGA).

 

"Tutto è iniziato nel 2015, dopo aver letto un libro di Sheryl Sandberg (Lean In: donne, lavoro e la voglia di riuscire). Mi ha colpito scoprire come abbia dato inizio alla sua fondazione radunando persone in giro per il mondo per parlare di questioni di genere. Il suo modo di sottolineare ed affrontare il problema relativo alla bassa percentuale di donne in posizioni di leadership è molto pragmatico ed efficace".

 

 

È questo ciò che TIGA si ripropone di fare a Chennai?

 

"No. Ho partecipato a riunioni e forum simili e, anche se sollevano consapevolezza verso la questione, ho realizzato come non riescano ad avere un risultato tangible. Io volevo fare qualcosa di concreto. Così mi sono rivolta a mio padre, a cui sono solita chiedere consigli”.

 

 

Non dirmi che adesso racconterai di come tuo padre abbia sostenuto lidea ed investito le sue risorse nel progetto della figlia. Sarà un lavoro difficile renderlo credibile!

 

"Hahah, no, non è stato così facile. Sì, entrambi i miei genitori mi hanno sostenuto, tuttavia, lo hanno fatto nel modo corretto. Quando ho detto loro che volevo costruire qualcosa di mio, il loro suggerimento è stato quello di non cominciare finché non avessi trovato una soluzione che avrebbe potuto fornire un aiuto concreto alle donne. Quindi per i successivi 3 o 4 mesi ho studiato, ho parlato molto con le donne di Chennai, così come molti miei amici, insegnanti e colleghi in AIESEC. Ho cercato di entrare in contatto con ogni donna che potevo, soprattutto in diversi ambiti. Tutte le loro parole erano accomunate da un univoco pensiero: sentivano di non avere abbastanza competenze per fare altrettanto bene quanto gli uomini. Sentivano di non avere abbastanza fiducia per afferrare le opportunità che volevano afferrare. In questo momento capì che questa era la direzione da seguire. Volevo trasformarla in un modello di business e per farlo la prima cosa da fare era trovare un team. Così ho inviato ai miei contatti un modulo di adesione volontaria. Si sono iscritte circa 100 persone e alcuni di loro sono ancora nel team esecutivo della società".

 

 

Quindi, possiamo dire che TIGA è stata creata per la parità di genere?

 

"Non direi che lavoriamo direttamente per la parità di genere, ma offriamo programmi e sessioni in cui cerchiamo di aiutare le donne ad acquisire competenze professionali attraverso corsi di formazione e workshop, per essere un po' più indipendenti.

Abbiamo creato un modello di business che ha tre prodotti: il primo è la fase di ispirazione in cui svolgiamo workshop per la formazione professionale (grafica, musica, arte, imprenditorialità) cosicché possano imparare qualcosa di tangibile. In questa fase coinvolgiamo mentori ed esperti che collaborano con noi a tal fine. Non vogliamo allontanarci dal nostro obiettivo di leadership femminile. La seconda è la fase di connessione suddivisa in due parti. La prima è una sessione legata alla consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità, al modo in cui ciò divenga direttamente proporzionale al successo professionale. La seconda parte riguarda il rapporto con i mentori per essere addestrati nel settore specifico di interesse. Oggi possiamo contare sul sostegno di 50 esperti nell'area di Chennai. L'ultimo prodotto è la fase d'azione, dove forniamo servizi per sviluppare le proprie idee imprenditoriali, ad esempio con la progettazione di modelli di business, social media, il lancio dell'idea e così via".

 

 

Sembra chiaro che questa struttura in cui la teoria è perfettamente mescolata alla pratica rappresenti un aspetto straordinario. È interessante sapere come coinvolgete esperti e mentori. Fanno parte dei vostri network, li conoscete già? Oppure li contattate specificamente allevenienza?

 

"Beh, potrei dire 50/50. A TIGA abbiamo una vasta gamma di reti e grazie ai nostri diversi ambiti di studio o lavoro siamo abbastanza fortunati da conoscere persone in differenti settori di competenza. Ma abbiamo anche avuto il piacere di incontrare tantissime persone in maniera fortuita negli eventi che frequentiamo. Ho incontrato casualmente molte donne nei Cafè semplicemente ascoltando le loro conversazioni. Ad esempio, una di loro è Radhika Ganesh, un’attivista politica molto importante in India. Stavo seduta in una caffetteria per una riunione con il mio team, quando l'abbiamo sentita parlare del movimento femminista che aveva creato. Così mi sono alzata e le ho dato il mio biglietto da visita per farle sapere di cosa ci occupavamo e vedere se fosse interessata a collaborare. Ora è uno dei nostri mentori. In questo, avere una squadra giovane e diversificata aiuta veramente tanto. ”

 

 

Esattamente! La giovane età del team è uno dei punti di forza di TIGA. Quando ci siamo incontrati per la prima volta, eri una studentessa di ingegneria. Studi ancora ingegneria aerospaziale? Come fate tu e il tuo team a gestire lavoro, college e vita sociale?

 

"Sì, sto ancora studiando ingegneria aerospaziale! Non mentirò, il viaggio è stato intensamente duro. Non siamo ancora pienamente impegnati, ma abbiamo degli orari molto ristretti e i fine settimana occupati dalle riunioni. Ogni persona del team esecutivo lavora circa 30-40 ore alla settimana. Inoltre, la maggior parte di noi non ha una formazione aziendale/umanistica, quindi investiamo il nostro tempo libero per migliorare costantemente le nostre competenze attraverso lo studio, la lettura e la formazione. Il problema principale con cui confrontarsi è che tutti noi lavoriamo part-time e/o andiamo ancora all’università. Ciò che ci aiuta veramente è il sostegno ricevuto dalle nostre famiglie ed insegnanti, molti di loro sono consapevoli di ciò che stiamo facendo e cercano di agevolarci.

 

 

Quindi, per la maggior parte di voi TIGA è un'attività di volontariato?

 

"Non direi che si tratta di un'attività di volontariato perché siamo una start-up con un modello di business sostenibile. Quando saremo in grado di guadagnare abbastanza per far funzionare la società autonomamente, sarà il momento in cui potremo pensare di detrarre anche uno stipendio per noi stessi. Abbiamo un gruppo di volontari, circa 20, che continuano a cambiare a seconda di chi vuole lasciare e chi vuole unirsi. Si tratta più che altro di acquisire un po’ dell’esperienza tipica di una start-up. Successivamente, se riteniamo che siano adatti, gli offriamo un lavoro più permanente. A tal fine, applichiamo il sistema ESOP, in base al quale vengono assegnati alcuni titoli al dipendente che detiene una posizione significativa in termini di forza lavoro e denaro. Lo offriamo a coloro che vogliono un lavoro più permanente. Stiamo cercando di renderla la nostra prima priorità".

 

 

Tornando un attimo indietro, hai accennato che molti di voi ricevono un grande sostegno da parte degli insegnanti e delle famiglie, qual è stata invece la reazione tra i vostri coetanei e le persone delle vostre reti sociali?

 

"Molte istituzioni e scuole hanno riconosciuto l’utilità e l’efficacia dei nostri workshop e grazie a questo il nostro marchio è diventato molto credibile sul mercato. Creiamo e produciamo anche tanti prodotti di merchandising femminista. Camminando nel mio college vedo moltissime ragazze con quei marchi e questo chiaramente mostra quanto le ragazze siano interessate e coinvolte dalla questione”.

 

 

E sempre molto difficile diffondere il messaggio per cui non bisogna essere donne per potersi definire femminista, e in questo senso sembra che TIGA esprima il concetto perfettamente.

 

"Ho il piacere di lavorare con uomini consapevoli del come e perché si discuta ancora delle questioni di genere. Non hanno mai avanzato domande tipo "perché dobbiamo parlare dell’emancipazione femminile? Perché ribadire i diritti delle donne?". Molti di loro hanno anche storie interessanti e parlano del rapporto con le loro fidanzate, madri e sorelle. Indossano magliette con immagini femministe e aprono forum e discussioni pubbliche definendosi femministi. Mio fratello, che lavora come VP per TIGA, ha condotto una sessione per spiegare il concetto di femminismo a un gruppo di giovani di Bangalore e ciò mi ha piacevolmente colpito".

 

 

Quindi, tu sei il capo. A proposito di tuo fratello, come si trova a lavorare sotto la tua supervisione?

 

"Quando ho pensato di chiedere a mio fratello e al mio ragazzo di prendere parte al progetto, ero spaventata. Sai, questo non è ciò che normalmente accade. Si vedono molte attività di famiglia con mariti e mogli, ma non con mogli e mariti. La realtà ordinaria è quella in cui le posizioni di leadership sono detenute dagli uomini. Ma poi quando gliene ho parlato, sono rimasti estremamente offesi nel sentire che avevo anche solo pensato che il mio ruolo di capo potesse comportare un problema. La parte meravigliosa è che non è stato difficile per me convincerli a prendere parte a questa iniziativa. Sono molto comprensivi e seri nel fare il loro lavoro. Mi sento molto fortunata e vorrei che tutte le donne potessero trovarsi al mio posto”.

 

 

Diresti che TIGA rappresenta un'eccezione nel contesto indiano?

 

"Tutto dipende da come si viene educati, i miei genitori mi hanno cresciuto in un modo molto progressista. Anche se i miei nonni sono molto conservatori, i miei genitori hanno sempre reso chiaro che avrei avuto la stessa libertà riservata a mio fratello e viceversa. Come già menzionato, oggi il mio ragazzo non è solo parte della mia famiglia, ma anche della mia attività. Lavora insieme a mio padre, mia madre e mio fratello. Ognuno svolge il suo ruolo in un ambiente di rispetto, stima ed affetto. Siamo legati tra noi da rapporti adulti ed io mi sento avvolta da un’atmosfera protetta".

 

 

Anannya Parekh, CEO di TIGA, ha rappresentato il suo paese, India, al vertice del G20 a Monaco di Baviera lo scorso Giugno. Qui ha condiviso il modello di business creato con l’attività di TIGA e la sua visione per il futuro della leadership femminile “Più donne si formano per diventare leader più la probabilità di diminuire le diseguaglianze cresce".

 

Un mese dopo questa conversazione, ho avuto il piacere di partecipare ad una delle conferenze di TIGA. Personalmente ne ho ricavato molto in termini di motivazione e determinazione. Tuttavia, vedere altre ragazze spingersi oltre i propri limiti e in pochi giorni raggiungere una nuova consapevolezza mi ha sicuramente motivato più di ogni altra cosa. Mentre chiacchieravo con alcune di loro qualcuno mi ha detto: "Prima di questa conferenza credevo fermamente di dover trovare il mio senso di consapevolezza ed emancipazione. Poi ho realizzato quanto io già ne avessi grazie allo studio, i libri, la conoscenza e le necessità quotidiane che posso permettermi. E adesso so da dove cominciare per diventare una leader".

 

Tuttavia, mi ha davvero stupito guardare ed ascoltare giovani ragazzi tenere delle sessioni sui diritti legali delle donne, la sicurezza, il femminismo e la necessità di più donne in posizioni di leadership. "Ho un problema con il fatto che le donne stanno cambiando. Lavorano, concorrono per lavori rispettabili, sono indipendenti e non sottomesse alle regole della famiglia e della società", ha detto sarcasticamente Atal, "Continuate a cambiare per favore! Voglio che le donne cambino questo mondo", concludendo seriamente.

 

Non deludiamo Atal. Le donne continueranno a cambiare. Cambieranno il mondo, una TIGA alla volta.

 

 

 

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